Due Ruote Calabria  
7 luglio, 2006
Itinerari in moto.
in costruzione


uno splendido tramonto sullo stretto

Le fiumare dell'area Grecanica
un tour a ridosso delle maggiori fiumare su e giù dalla costa alla montagna seguendo idealmente il corso delle fiumare della zona jonica

Tour pomeridiano in solitario a spasso per i paesini più caretteristici di quella che è nota come area grecanica che abbraccia il territorio compreso tra il basso Ionio Reggino e L'Aspromonte.
ho guidato un pò lungo i vari percorsi che facevano i nostri avi chi a piedi, chi a dorso di mulo Risalendo l'Aspromonte dal mare, attraversando giardini di aranci e limoni, le distese di bergamotto assieme a campi dove si possono ammirare lunghi filari di vite, e secolari alberi di ulivo .Qui per secoli le tante fiumare come l'Amendolea o quella di Melito hanno costituito le sole vie di comunicazione tra montagna e il mare. Ed è un pò con questa idea in testa che ho guidato oggi seguendo un itinerario che mi portava ripetutamente dal mare alla montagna spostandomi sempre più verso la jonica man mano che risalivo e ridiscendevo le strade che costeggiano le montagne, e le "fiumare", corsi d'acqua a caratteretorrentizio, che solcano l'entroterra creando profondi avvallamenti nel suolo. un pò come dei fiumi, letti asciutti d'estate e carchi di pioggia in inverno Le principali fiumare da ovest sono il Tuccio, che sfocia a Melito P.S., senza dimenticare quella Di montebello, l'Amendolea che è la più grande delle tre, con foce a Condofuri Marina e il Palizzi che sfocia appunto a Palizzi marina. Queste fiumare sono state molto importanti nei tempi antichi in quanto assicuravano l'irrigazione delle coltivazioni,e consentivano di sfruttare l'energia delle acque per il funzionamento di mulini e frantoi fin nei primi anni dello scorso secolo.


La fiumara dell'Amendolea

Son partito risalendo da Eva attraversando stradine tortuose con stretti tornanti e buche grandi come voragini che mi hanno portato all'interno tra i rinomati vitigni di Eva per ridiscendere da Fossato Ionico paesino che fa parte del mio Comune Montebello jonico, Fossato è noto sopratutto per il suo ottimo olio d'oliva e attraversandolo ci si rende subito conto, dalla bellezza dei suoi campi d'ulivo


la stradina che si arrampica su ad Eva


Eva,panorama

Riornando sulla 106, lungo la strada tutta curve che da fossato riporta sulla statale attraversando Montebello Jonico e costeggiando la fiumara ho ripreso verso la jonica dove il mio giro non poteva che proseguire risalendo un'altra fiumare storica o meglio costeggiandola dalla strada che porta All'Amendolea
Paesino abbandonato dopo il terremoto del 1908, e ricostruito in forma di piccolo borgo ai piedi della rocca dove oggi sono visibili i ruderi del Castello Ruffo.


Castello Ruffo


Ruderi Del Castello che testimoniano la posizione strategica che domina la fiumara




Particolari del castello


Nell'antichità questo luogo aveva una forte importanza strategica dal castello si dominava tutta la vallata ed era uno dei punti di accesso che portavano in aspromonte in passato la valle dell'Amendolea ed il greto del fiume costituivano il confine fra Locri e Reggio.


La fiumara

Dall'Amendolea Risalendo attraverso una serie di tornantini niente male tra curve e pendenze, stradine di cemento e brevi ma significativi sterrati dove far scodare allegramente il Caterpillar sono arrivato a Bova
per l'immancabile gassosa al caffè in piazza un pò di rinfresco e relax nella sua bella piazzetta son d'obbligo, anche per riposare le chiappe, il mio caterpillar non è il salotto buono di silver.


ci si lascia il castello alle spalle e...


si prosegue verso Bova


Ecco come si presenta Bova arrivando dall'Amendolea


un pò di zoom...

Dopo aver fatto il bis di gassosa alcaffè si prosegue con una nuova discesa verso la statale puntando ancora più a sud imboccando quelli che sono i 23 km più divertenti per una guida allegrotta che portano a Palizzi Superiore prima e Pietrapennata poi.


Palizzi Superiore


Pietrapennata


Qui il catepillar Dom ha dato il meglio di se con la solita sequenza di seconda terza seconda che fa di questa moto un autentica scalatrice di montagna dove condurla su per queste stradine è un vero godimento.


il mio Caterpillar oggi in ottima forma


Beh anche il pilota era in ottima forma qui son riuscito a trattenere il fiato meglio del solito...

Ancora relax in cima scambiando due chiacchiere con la gente del posto e poi di nuovo una lunga planata che mi riporta sulla statale e poi di nuovo a casa.


uno scatto alle casine di Pietrapennata



il panorama lungo la discesa

Che dire ancora, una domenica diversa lasciando la spiaggia per godere di un pò di vento sulla faccia guidando immerso nei fantastici luoghi della Provincia Reggina


un grazie a mamma honda vero cuore pulsante :)






Amendolea Tour


L'amendolea Tour, un lungo giro che abbraccia La Vallata dell'amendolea e il borgo vecchio di Roghudi.
Il percorso inizia solitamente da Saline proseguendo lungo la statale jonica 106, salendo da San carlo, fino al Castello della Amendolea, proseguendo, lungo gli sterrati che in salita portano quasi dietro Bova, per poi ridiscendere incrociando Roghudi Vecchio, salire ancora verso Roccaforte e planare attraversando Bagaladi, fino ad arrivare a Melito per poi ritornare alla base ripercorrendo un tratto della 106 fino a Saline

E' un percorso molto vario, semplice alla portata di qualsiasi mezzo, lunghe salite, caratterizzate da belle curve da raccordare in sequenza (facendo attenzione al fondo molto rovinato buche e sassi dapertutto)tratti di sterrato su cui far scodare allegramente il posteriore, una ripida discesa da fare con calma Quella verso Roghudi ed una lunga discesa piena di curve veloci quella che da Roccaforte porta di nuovo sulla Statale,sono i tratti caratteristici del percorso.

E' un giro tutto sommato breve come chilometraggio, ma molto divertente sopratutto per il continuo cambio di scenario che regala la possibilità di adottare differenti stili di guida.
Il tutto nel massimo rispetto dei luoghi e della sicurezza... alcune strade sono a strapiombo sulla vallata e occorre fare attenzione... molte poi le insidie lungo la strada sassi, bestiame, animali da cortile e i soliti sbadati della domenica, quindi prudenza sempre... un abbigliamento adeguato sopratutto in inverno e vivamente consigliato e ancora per chi ancora non li usasse sempre consiglio gli stivali o una scarpa tecnica infatti con una guida più aggressiva capita spesso di dover dare una pedata a terra e la nostra caviglia ringrazierà se si sentirà meglio protetta,
buon motogiro a tutti!!!

presto inserirò anche la cartina con tutti i riferimenti
ciaoo e alla prossima


una videogallery dell'Amendolea Tour


L'amendolea tour breve clip


Pentidattilo

testi by Wikipedia foto di grizzly

Pentedattilo (detto anche Pentidattilo) è un piccolo paese, frazione del Comune di Melito Porto Salvo, in Provincia di Reggio Calabria.
Posto a 250 metri s.l.m. Pentedattilo sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da cui deriva il nome: penta + daktilos = cinque dita appunto.


panorama

Sfortunatamente alcune parti della montagna sono crollate ed essa non presenta più tutte e cinque le "dita" ma rimane comunque un posto affascinante e pieno di mistero, uno dei centri più caratteristici dell'Area Grecanica.


Le case sotto la Rocca

Quello che era l'antico paese risulta oggi abbandonato, la popolazione infatti è migrata leggermente più a valle formando un nuovo piccolo centro dal quale si ammira il vecchio "paese fantasma".

Ogni estate Pentedattilo è tappa fissa del festival itinerante Paleariza, importante evento della cultura grecanica nel panorama internazionale.


le stradine del borgo

La Storia

Fondato dai calcidesi nel 640 a.C., fu per tutto il periodo greco-romano un fiorente centro economico della zona; durante il dominio romano divenne inoltre un importante centro militare per la sua strategica posizione di controllo sulla fiumara Sant'Elia, via privilegiata per raggiungere l'Aspromonte.

Con la dominazione bizantina iniziò un lungo periodo di declino, causato dai continui saccheggi che il paese subì prima da parte dei Saraceni ed in seguito anche da parte del Duca di Calabria.


La picola chiesetta

Nel XII secolo Pentedattilo fu conquistato da Normanni e, con i paesi di Capo D'Armi, Condofuri e Montebello Ionico, fu trasformato in una baronia affidata alla famiglia Abenavoli dal re Ruggero d'Altavilla.

Col passare del tempo tempo l'egemonia feudataria degli Abenavoli si restrinse e il governo del paese passò alla nobile famiglia reggina dei Francoperta; nel 1589, a causa di debiti e questioni di illegittimità, il feudo fu confiscato a Giovanni Francoperta e venduto all'asta dal Sacro Regio Consiglio per 15.180 ducati alla famiglia degli Alberti insieme al titolo di marchesi.


il borgo

La dominazione degli Alberti, nonostante i tragici eventi legati alla cosiddetta Strage degli Alberti, durò fino al 1760 quando il feudo fu venduto ai Clemente, già marchesi di San Luca, e da questi ai Ramirez nel 1823.

Nel 1783 Pentedattilo fu gravemente danneggiato da un devastante terremoto, e in seguito al sisma iniziò un costante flusso migratorio verso Melito Porto Salvo che perdurò sino al periodo risorgimentale; proprio a causa dello spopolamento nel 1811 il comune fu trasferito a Melito Porto Salvo e Pentedattillo ne divenne frazione.


i "ficarazzi"

A metà degli anni '60 il paese fu completamente abbandonato fino ai primi anni '80, quando fu riscoperta da giovani ed associazioni. Iniziò così un lento cammino di recupero ad opera di volontari provenienti da tutta Europa.


l'interno di una casa in rovina, panorama sul mare


quel che resta di un tetto

La strage degli Alberti

Nella seconda metà del XVII secolo il paese di Pentedattilo fu teatro di un crudele misfatto noto come Strage degli Alberti.

Protagonisti di questa vicenda furono i membri di due nobili famiglie; quella degli Alberti, marchesi di Pentedattilo, e quella degli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico ed ex feudatari di Pentidattilo.

Fra le due famiglie per lungo tempo vi era stata un'accesa rivalità per questioni relative a confini comuni; tuttavia verso il 1680 le tensioni fra le due casate sembravano andare scemando sia per pressioni del Viceré, che intendeva pacificare la zona, sia perché il capostipite della famiglia Abenavoli, il barone Bernardino, progettava di prendere in moglie Antonietta, figlia del marchese Domenico Alberti.


particolare scorcio di pentidatilo

Nel 1685 il marchese Domenico morì e gli succedette il figlio Lorenzo, che alcuni mesi dopo la morte del padre sposò Caterina Cortez, figlia del Viceré di Napoli. In occasione di tale matrimonio da Napoli giunse in Calabria un lungo e sontuso corteo che comprendeva, oltre alla sposa, il Viceré con la moglie e il figlio Don Petrillo Cortez. Don Petrillo ebbe quindi occasione di conoscere Antonietta e, rimasto dopo le nozze con la madre a Pentedattilo, causa una sua improvvisa malattia, ebbe l'occasione di frequentarla e di innamorarsene; chiese dunque a Lorenzo di poter sposare Antonietta ed il marchese Alberti acconsentì alle nozze della sorella.

La notizia del fidanzamento ufficiale fra Don Petrillo Cortez e Antonietta Alberti mandò su tutte le furie il barone Bernardino Abenavoli che, ferito nei sentimenti e nell'orgoglio, decise di vendicarsi su tutta la famiglia Alberti. Nella notte del 16 aprile 1686 Bernardino, grazie al tradimento di Giuseppe Scrufari, servo infedele degli Alberti, si introdusse all'interno del castello di Pentedattilo con un gruppo di uomini armati. Giunto nella camera da letto di Lorenzo, lo sorprese durante il sonno sparandogli due colpi di archibugio e finendolo con 14 pugnalate.


panorama lato monte che si vede dalla rocca

In seguito, assieme ai suoi uomini, si lanciò all'assalto delle varie stanze del castello uccidendo gran parte degli occupanti compreso Simone Alberti, fratellino di 9 anni di Lorenzo, mortalmente sbattuto contro una roccia. Da tale massacro furono risparmiati Caterina Cortez, Antonietta Alberti, la sorellina Teodora, la madre Donna Giovanna e Don Petrillo Cortez, preso in ostaggio come garazia contro eventuali ritorsioni del Viceré verso gli Abenavoli.

Dopo la strage Bernardino trascinò nel suo castello a Montebello Ionico l'ostaggio Don Petrillo Cortez e l'amata Antonietta, che sposò nella chiesa dittereale di San Nicola il 19 aprile 1686. La notizia della strage in pochi giorni giunse al Governatore di Reggio, quindi al Viceré Cortez che inviò una vera e propria spedizione militare. L'esercito, sbarcato in Calabria, attaccò il Castello degli Abenavoli, liberò il figlio del Viceré e catturò sette degli esecutori della strage (compreso lo Scrufari), le cui teste furono tagliate ed appese ai merli del castello di Pentedattilo.

Il barone Abenavoli, grazie a vari espendienti e appoggi, riuscì a sfuggire alle truppe del Viceré insieme ad Antonietta e, dopo aver affidato la moglie ad un convento, scappò prima a Malta ed in seguito a Vienna dove entrò nell'esercito austriaco. Nominato capitano, fu ucciso da una palla di cannone durante una battaglia navale il 21 agosto 1692.

Antonietta Alberti, il cui matrimonio con Bernardino fu annullato dalla Sacra Rota nel 1690 perché contratto per effetto di violenza, finì i suoi giorni nel convento di clausura di Reggio Calabria, consumata dal dolore e dell'angoscia di essere stata lei l'involontaria causa dell'eccidio della sua famiglia.

La storia della Strage degli Alberti nel corso dei secoli ha dato origini a varie leggende e dicerie. Una di queste afferma che un giorno l'enorme mano si abbatterà sugli uomini per punirli della loro sete di sangue. Un'altra dice che le torri in pietra che sovrastano il paese rappresentano le dita insanguinate della mano del barone Abenavoli (per questo motivo che Pentedattilo è stata più volte indicata come "la mano del Diavolo"). Un'altra infine narra che la sera, in inverno, quando il vento è violento tra le gole della montagna si riescono ancora a sentire le urla del marchese Lorenzo Alberti.


La vista che domina il lato mare con lo sguardo che si spinge fino all'etna


Raccolta Fotografica

La mia Calabria a due ruote